Bagno Ebraico

Nel cuore del centro storico di Siracusa (Isola di Ortigia) il Residence Hotel “Alla Giudecca” (Via Alagona, 52),  in un antico edificio patrizio, nasconde nei suoi sotterranei il più importante e suggestivo miqwè (bagno di purificazione rituale ebraico) d’Europa, di epoca bizantina. 

Tale sito, centro della vita spirituale giudaica, testimonia l’esistenza di una comunità ebraica siracusana tra le più antiche di tutto il Mediterraneo. Il miqwé, bagno di purificazione rituale, situato a 18 metri sotto il livello pedonale ed alimentato da acqua pura sorgiva, è fra gli unici bagni rituali in Europa che conservi a tutt’oggi la sua integrità e il suo fascino.    
La Sicilia, dopo Israele, è il luogo dove sono più ricchi i giacimenti culturali della tradizione ebraica, risalenti alle comunità che per 1500 anni hanno convissuto ed interagito con la nostra civiltà.  

La presenza ebraica a Siracusa risale al I sec. d.C. e nel 1431 fu concesso loro di abitare un intero quartiere nel cuore di Ortigia, la Giudecca. Sotto il regno di Ferdinando il Cattolico, nel 1492, fu emanato un editto di espulsione degli Ebrei, poi mitigato, ma tutto ciò impose la costruzione celata dei Bagni, luogo in cui si svolgeva un importante rito di purificazione voluto dalla religione ebraica.  

Nel culto cristiano, l’idea della purificazione per immersione è diventata una delle fasi fondamentali della redenzione e, conseguentemente, una parte fondamentale del rito: il battesimo nel Giordano, ripetuto simbolicamente, oltre a rappresentare l’ingresso nella comunità cristiana è un prestito diretto dall’ebraismo. 
Anticamente, infatti, ed in particolare a Roma, non era difficile incontrare Ebrei praticanti battezzati secondo la simbolica del Galileo e si deve pensare che costoro venissero “battezzati” in quegli stessi bagni che servivano per la regolare purificazione rituale ebraica. Questa unione tra cristianesimo ed ebraismo svanirà, poco tempo dopo, quando il cristianesimo diverrà la religione imperiale, ma è significativa di una determinata situazione storico culturale. 
Che il bagno citato sia un bagno rituale ebraico è da ritenersi certo sia per la struttura sia per alcuni parametri cui risponde appieno: il Berakhot (Trattato delle Benedizioni) del Talmud Babli, ultimato nel 501 d.C. circa, scrive: “Il bagno rituale deve contenere 240 qab d’acqua” e la sua efficacia “è legata al fatto che si tratta di acqua sorgiva, acqua viva e questa non può essere scaldata”. 
Il bagno della Giudecca non solo presenta tutte queste caratteristiche ed altre, ma la sua struttura e la tecnica di costruzione ne fanno un esemplare antichissimo – simile a quelli descritti nel Talmud – poiché è scritto: “Se uno è sceso a fare il bagno d’immersione…” questo significa che il mikvè scavato in profondità, come è quello della Giudecca, è uno degli esempi più antichi, una preziosa testimonianza delle remote origini della comunità ebraica siracusana, le cui tecniche di costruzione, alla data di realizzazione del bagno, erano ancora quelle utilizzate in Palestina fino al V sec. d. C. e singolarmente condivise con la struttura di alcune fonti greche del 1200 a. C., ma questo è ben altro discorso.